Giorgia Micaela Draisci, “finalmente qui” con la testa e con il cuore

Giorgia Micaela Draisci è una social media manager foggiana caparbia e solare. Mette tutta sé stessa in ogni cosa che fa.

Il 14 novembre 2017, scrive su facebook “Dieci anni fa sono scappata dalla mia città, sono andata via da Foggia alla ricerca di un posto migliore dove vivere. Così ho iniziato a viaggiare, affamata di conoscenza, apertura e diversità. Dopo aver allargato gli orizzonti, conosciuto me stessa e essermi ritrovata finalmente in sintonia con il mondo, ho deciso di tornare nella mia terra. Non perché sia cambiata, anzi, l’ho ritrovata così come l’ho lasciata. Ma per cambiarla. Sono sempre stata una sognatrice e lo sarò fino a quando quei sogni di sempre non diventeranno realtà. Sono stufa di rispondere “per ora qui” a chi mi chiede dove io trascorra gran parte del mio tempo. Vorrei rispondere “finalmente qui”. Con il mondo non solo in testa, ma di fronte e tutt’intorno”.

Scrive queste parole alla vigilia del primo TEDxFoggia, che prende forma il 16 Dicembre 2017 all’Auditorium Santa Chiara, e che la vede parte integrante dell’organizzazione.

Ami definirti una nomade digitale. La tua filosofia di vita è incentrata sul viaggio, sulla condivisione, sulla realizzazione dei tuoi sogni. Dove, come e quando parte questo viaggio?

Inizio dalla fine della domanda, perché ogni fine è un nuovo inizio.

Il mio viaggio è iniziato durante un viaggio. Ero fresca di laurea in General Management, e prima di lasciare Roma, per iniziare un nuovo lavoro nel Nord Italia, avevo bisogno di partire. Ho sempre amato viaggiare, alzarmi dal divano e spingermi oltre la mia zona di comfort, ma in quel periodo avevo bisogno precisamente di staccare e rendermi utile per poter ricominciare.

E quel preciso istante, che sto per raccontare, in cui ho capito davvero come volevo vivere la mia vita, mi ha commossa e ogni volta che ci ripenso mi viene la pelle d’oca. Credo che sia così che ognuno di noi dovrebbe vivere la propria vita: emozionandosi.

Mi trovavo nel cuore di una cascata nel sud del Messico, non posso dirvi con precisione dove perché ho promesso alla gente che vive lì di non spargere la voce. Posso dirvi che ero proprio dentro quella cascata, nel buio della roccia, tra giochi di luce creati dai raggi di sole che attraversavano l’acqua cristallina che precipitava di fronte a me e attraverso la quale si vedeva, in tutta la sua maestosità, la giungla. Pensate alla foresta tropicale più rigogliosa che la vostra mente riesca a immaginare, con i pappagalli colorati che ti volano in testa e il fiume caldo che scorre ai piedi e non riesci a vedere dove va a finire. In quel momento, però, ho visto dove sarei andata a finire io. Dopo aver ascoltato le leggende dei miei nuovi amici messicani, preso parte a cerimonie e magici rituali ed essermi immersa nella cultura locale, ho scalato quella cascata a mani nude (immagina quando l’ho detto a mia mamma per email, l’è preso un colpo), fidandomi di loro e scoprendo ciò che in fondo ho sempre saputo, ma che mi spaventava.

Il mio sogno non era quello di scappare dalla Puglia per fare carriera in un’impresa internazionale, non volevo seguire la stessa strada dei miei compagni di università, non potevo accettare di diventare schiava di un sistema che mi proiettava in un ufficio straniero lontana da tutto seduta alla stessa scrivania per anni a eseguire ordini dall’alto con l’unico obiettivo di sfornare soldi in quantità.

Non ho tutte quelle qualità necessarie per lavorare come dipendente e poi mi annoio facilmente. Ma ho tanto coraggio e credo, come mi ha insegnato bene Napoleon Hill, che l’energia dei pensieri si trasformi in materia, ma solo se desideri ardentemente qualcosa.

Così per qualche anno ho svolto con impegno proprio quel lavoro che non volevo fare, per poter raggiungere oggi l’obiettivo che desideravo ardentemente.

Ho lasciato il posto fisso che mi stava stretto e mi sono immersa, con un Master in Social Media Marketing sulle spalle, nella giungla creativa e contaminata dei freelance.

Mi piace definirmi nomade digitale, prima di tutto per evitare fraintendimenti fin da subito, nel caso in cui qualcuno abbia in mente di propormi un lavoro circoscritto nelle sue mura, e poi perché identifica una forma di freelance in grado di gestire i propri affari da remoto e in qualunque parte del mondo si trovi, godendo di ispirazione continua e guadagnando tempo e amici from all over the world. Una professione che ti permette di lavorare viaggiando o di viaggiare lavorando.

Quello che mi serve per vivere è una connessione: tecnologica, naturale, sociale, culturale, territoriale. Se non si è capito, la connessione è il mio elemento vitale.

A che punto del viaggio sei?

A un punto felice. Credo sia un buon punto.

Ho smesso di usare sempre facetime per vedere i miei cari, li abbraccio quando mi pare e senza contare le ore. Vivo con un tatuatore e una gatta. Al mio fianco ho la fortuna di avere un imprenditore creativo, lavoriamo insieme anche se in modo diverso, lui crea con le mani, io con la mente e ci stimoliamo a migliorare sempre di più.

E appena possiamo partiamo alla scoperta e all’avventura. Insieme o da soli, a seconda dei casi, per brevi o lunghi periodi.

Certo è che da un mesetto abbiamo la gatta, ma vivendo dove siamo cresciuti troveremo di certo qualcuno tra amici e parenti che potrà badare a lei. E poi nel mio libro preferito c’è scritto che un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.

Qual è il sogno migliore che ti è riuscito di realizzare e su cosa stai lavorando adesso?

Sto lavorando sulla realizzazione del mio sogno migliore.

Mi capita sempre così. Appena realizzo il sogno che credevo fosse il migliore eccone un altro che sbuca dietro l’angolo e inizia a correre. Così inizia anche la mia corsa per raggiungerlo, per concretizzarlo e per poter sentire quella dolce e intensa sensazione di soddisfazione che si propaga in tutto il corpo. Se la connessione è il mio elemento vitale la realizzazione dei miei sogni è la mia droga.

Ora, oltre a gestire il marketing del nostro studio di tattoo e di altri clienti, sono coinvolta in varie sfide, di quelle che o la va, o la spacca: un’impresa pubblicitaria digitale, un’organizzazione di eventi innovativi, un brand da rilanciare. E a breve terrò il mio primo corso di formazione su Facebook proprio qui in Capitanata, su proposta del team di InnovAttiva, composto da professionisti del marketing e della comunicazione davvero lungimiranti.

Lavorare su Facebook mi rappresenta molto, perché è la piattaforma dove il marketing positivo esprime tutto il suo potenziale: un marketing che senza essere aggressivo punta sul miglioramento, sul benessere e sull’aiutare le persone a raggiungere i propri sogni e desideri.

D’altronde siamo ciò che facciamo. Se nella vostra attività non riuscite a trovare un messaggio positivo da dare all’umanità e non c’è nulla di utile in quello che fate, allora vi consiglio di fare qualcos’altro.

L’incontro con gli altri è il primo passo verso il cambiamento. Sempre in occasione del TedX scrivevi: “Il potere delle idee può cambiare il mondo, figuriamoci una città”. Quanto trovi disposta Foggia a cambiare e quali altri passi necessari deve ancora compiere per sé stessa e per tutta la Capitanata?

Condivido a pieno il concetto “l’incontro con gli altri è il primo passo verso il cambiamento”. Tornando tra i miei conterranei ho fatto un passo indietro per fare un passo avanti. Se lo raccontassi alla me di qualche anno fa mi direbbe: “Gio ma sei fuori?! Hai imparato due lingue, hai studiato in contesti di un certo tipo, potresti vivere ovunque e avere tante opportunità lavorative e cosa fai, torni nella città dalla quale sei scappata?”.

La risposta è si. La nostra regione è la più bella del mondo, chiunque viene a visitarla vorrebbe restarci, e allora perché tendiamo ad andar via? Perché ci hanno fatto credere nel sogno milanese, manco fosse quello americano? A Milano ci ho vissuto: è grigia, fredda e non ha il mare, una città sovraffollata e in corsa contro il tempo. Di certo offre tante opportunità, ma il punto è che noi terroni dobbiamo smetterla di cercare fuori ciò che possiamo creare qui, perché non ci manca proprio niente.

Anche la Capitanata può crescere ed evolversi, dipende tutto da noi.

C’è da rimboccarsi le maniche, eliminare la controra, il pisolino, le lamentele e lavorare di più, quel che basta per raggiungere l’obiettivo e stabilirne di nuovi.

C’è bisogno di giovani in gamba e poche chiacchiere. Io non perdo mai la speranza, sono un ottimista nata e sono sicura che il territorio crescerà, perché i giovani che sono rimasti qui sono istruiti e pretendono un riscatto, e quelli che sono tornati hanno voglia di un cambiamento radicale. Il punto cruciale è proprio questo: bisogna tornare e applicare qui ciò che si fa altrove, con professionalità e con l’aiuto delle nuove tecnologie a nostra disposizione. Dobbiamo essere portatori di innovazione per permettere alla nostra città di rifiorire.

Ma per far sì che questo avvenga ognuno di noi dovrebbe mettere da parte il proprio egocentrismo e le manie di protagonismo. Con dispiacere mi capita di vedere tante lotte inutili e di basso livello. L’apertura mentale e la collaborazione sono le basi del cambiamento, perciò faccio un appello: non aspettate che il politico di turno decida per voi, finitela di farvi la guerra, mettetevi insieme e incanalate il vostro ardente desiderio di affermazione in progetti utili e validi per la nostra terra.

Viviamo in un momento storico ricco di criticità. Le statistiche sono impietose. Ma dietro ogni criticità si cela un’opportunità da cogliere. Forse non è un principio valido per tutti, né tanto meno di semplice attuazione per chi ci prova. Come la mettiamo? Qual è la strada giusta per venirne fuori?

Penso di essermi dilungata abbastanza a riguardo, perciò voglio rispondere a questa domanda ricordando alcune parole alle quali sono affezionata, di quel gran genio di Einstein: “Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura.

È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Può il digital spingerci fuori da questo tunnel?

Assolutamente.

Io mi sono spinta fuori dal tunnel grazie al digital. Ho iniziato a condurre una vita itinerante proprio grazie al digital. Il posto fisso non esisterà più, mettetevelo in testa, le certezze di ieri neanche. Esiste il futuro e la capacità di ognuno di noi di adeguarsi nel presente al cambiamento e il digital è cambiamento e trasformazione.

“Non importa ciò che fai ma come lo fai” è il mio mantra. Oggi l’ufficio è nel PC, la mia scrivania è Google Drive, mi riunisco con i colleghi su Skype, raggiungo i clienti su Facebook e Instagram e via dicendo. Ottimizzo tempo e lavoro. La capacità gestionale e creativa è in ognuno di noi, non in una stanza per riunioni.

Ciò non significa che io sia nerd, il digital è un mestiere di relazione! E per lavorare nel settore, oltre alla competenza tecnica, servono le cosiddette digital soft skills: bisogna saper identificare, recuperare e condividere le informazioni disponibili online, creare nuovi contenuti, comunicare efficacemente e coordinare progetti, gestire la propria identità digitale, proteggere i dati sensibili, risolvere problemi complessi, influenzare con le proprie conoscenze e ascoltare.

Bisogna inventarsene una più del diavolo, c’è bisogno di ispirazione, di movimento, di adattamento. E non dobbiamo avere paura di evolverci.

In tutto questo cambiamento, però, non dimenticatevi di amare.

Fermatevi e trovate il tempo per amare. Che è ciò che importa di più.

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